domenica 6 febbraio 2011

Eyja

Vivendo sopra un albero, passavo gran parte del mio tempo a leggere libri ricchi di racconti e di immagini della Vecchia Era, e quando non era ancora notte, amavo starmene seduta dietro la finestra, di fianco ad uno dei tronchi che attraversava la stanza. Nascosta tra le foglie, e attraverso un occhiello di quel mantello naturale che rivestiva i pannelli all’esterno, buttavo ogni tanto uno sguardo, senza essere vista, a quel mondo freddo e cimiteriale che mi rifiutava e che mi procurava solo dolore.
Ero malata… e stavo morendo in fretta!
Non potevo vivere tra la gente, non potevo nutrirmi del cibo che mangiavano tutti, non potevo toccare manufatti costruiti con materiali artificiali, non potevo camminare sull’asfalto e avevo diciassette anni!
Mentre il Vento Sacro era lontano, rinchiuso in un forziere segreto all’interno del Palazzo Reale, e un irrisolto quesito premeva da secoli nelle stanze imperiali, un giorno uno straniero spuntò da dietro l’angolo di un condominio fatiscente in fondo alla strada, e lentamente, con cautela, passando dal marciapiede, si avvicinò al cancello del mio cortile, senza superarlo, rimanendo lì, fermo ad osservare l’albero oltre il muretto!

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