sabato 5 febbraio 2011

Come mi è venuto in mente?

Ho scritto Eyja nell’inverno dell’anno scorso. All’epoca, come tutt’oggi, sentivo la necessità di esprimermi, contestando, come fanno già in molti, il comportamento dell’uomo nei confronti dei propri simili, degli animali e nei confronti della Natura. Per farlo ho pensato al modo a me più consono: scrivendo una storia.
Eyja è fondamentalmente, una piccola fiaba romantica, che racconta a modo suo, una crudele realtà: catastrofi petrolifere, scorie nucleari, sperimentazioni militari, OGM, ovvero tutto quel sistema, che quotidianamente studia e lavora per  un futuro già deciso, un futuro sintetico e minaccioso verso tutto ciò che è naturale e salutare, senza che noi possiamo fare niente, o almeno non molto...
Poi c’è stata l’eruzione del vulcano islandese: l’Eyjafjallajokull, che ha bloccato per diversi giorni gli aeroporti di molte capitali europee..
E se la terra, essendo un enorme corpo fisico, che respira, avesse   una propria coscienza, e se provasse dolore reale? E se potesse reagire, ribellarsi essa stessa,  come un corpo malato alla malattia che lo sta divorando? Ho immaginato quel futuro sintetico, cibernetico, che non è poi così distante, l’ho immaginato a modo mio, già avanzato, finito, una terra in fin di vita, e  ho aggiunto di contrasto, il suo opposto, ovvero Eyja, un albero, una storia d’amore, un pizzico di magia..
Tutto è nato, dal desiderio di esprimere, raccontando una storia fantastica, il mio dissenso davanti alle cose che vedo oggi, tutti i giorni intorno a me: la raggelante indifferenza verso la salute della Natura e degli esseri viventi, per scopi effimeri e distaccati, come l' economia capitalista e il potere - basti pensare agli OGM appunto, o alla NANOTECNOLOGIA - e del controllo dell'uomo sull'uomo attraverso un esasperante meccanismo tecnologico di controllo. 
Sottolineo che non sono una studiosa, non sono esperta di scienza o di nucleare, ma ne so quanto basta, per essere fermamente contraria davanti a una prospettiva futura, così sterile e autodistruttiva!
Il mondo come quello di Eyja, è un mondo fatto di paura, di controllo, di cose nocive: cose che, se ci guardiamo intorno, possiamo ritrovare tranquillamente nella nostra realtà.
L’idea di suddividere in aree le persone, in primis per il colore della loro pelle e poi per la loro posizione sociale, è nata dal pensiero di provare ad applicare alla lettera ciò che dicono molti italiani, ovvero che ognuno deve stare nel proprio paese: proviamo ad immaginare che mondo sarebbe, se tutti dovessimo restare obbligatoriamente entro i nostri confini politici! Ieri c'erano i lager nazisti, oggi ci sono i Cie, e la storia si ripete...

Arrivati al punto in cui le immense città, hanno invaso l’erba, distrutto i boschi, gli animali, i fiori ecc, quindi una situazione estremizzata al 100% alla tecnologia, alla scienza, intesa come Religione, al profitto, in cui le persone sono strumenti di lavoro, quindi cose, come sono strumenti di guerra gli esseri umani costruiti in laboratorio, è stato inevitabile, per me, dover dare una risposta altrettanto assolutista e forte, che non necessariamente vuole far intendere la soluzione, questo è chiaro, ma vuole suggerire una seconda possibilità per ricominciare, un azzeramento concesso in una fiaba, che sicuramente non sarà possibile nella realtà.

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